
Prof. Dott. Francesco Peverini
Morire di sonno. Non è solo un modo di dire quando gli occhi non ce la fanno più a stare aperti e si è alla guida.
La mancanza di sonno – la privazione cronica di un riposo efficace – può avere effetti profondamente negativi sia sul corpo che sul cervello, in particolare durante lo svolgimento di attività complesse e che richiedono molta attenzione, come la guida.
Il colpo di sonno ed il più frequente “microsleep”, una interruzione dell’attenzione e della veglia di pochi secondi (anche ad occhi aperti), sono le situazioni di maggiore rischio.
Cosa si può fare per contrastare gli effetti della perdita di sonno?
In altre parole, si può dormire meno o male e continuare ad avere il massimo dell’attenzione ?
LA SITUAZIONE
La sonnolenza al volante è il secondo fattore di rischio più comune per gli incidenti automobilistici dopo il consumo di alcool, causando numerosi morti e feriti, nonché elevati costi sociali ed economici.
Nel 2018, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riferito che ogni anno muoiono 1,35 milioni di persone a causa di incidenti stradali.
Si ritiene che circa dal 16% al 20% di tutti gli incidenti stradali e dal 29% al 50% dei decessi e dei feriti gravi legati ai veicoli a motore, siano associati alla sonnolenza e alla conseguente distraibilità al volante.
Oggi, grazie a tante campagne di informazione siamo più consapevoli del rischio subdolo ed incombente che corrono quanti guidano stanchi, distratti e sonnolenti, molto spesso senza sapere, che pur avendo dormito, il sonno da cui si sono appena svegliati è stato inutile e soprattutto non sufficiente a cancellare la stanchezza del giorno precedente.
In altre parole, hanno un riposo non ristoratore e sono in debito di sonno. Persone che possono più facilmente porre in atto comportamenti altrimenti evitati da una migliore attenzione.
Le cause principali sono da cercare nell’insonnia e nella sindrome delle apnee notturne ma anche nei disturbi del ritmo circadiano (sonno-veglia), nei lavoratori a turni o nell’assunzione di sostanze.
Tra i conducenti commerciali, tra il 26 e il 36 per cento soffre di apnee notturne ma solo nel 5 – 15% dei casi riceve una diagnosi ed un trattamento efficace per garantire pratiche di guida sicure.
Questi soggetti hanno un rischio maggiore di altri di incorrere in incidenti stradali, rischio paradossalmente elevato anche rispetto a chi fa uso di alcool e droghe.
Con la differenza che, ad un controllo delle forze dell’ordine, l’uso di alcool e stupefacenti possono essere facilmente accertati con un semplice test e in qualche modo le persone si sentono “obbligate” a non bere o assumere sostanze prima di mettersi al volante, mentre oggi non esistono strumenti che nell’immediato ci diano il riscontro di una condizione di severa sonnolenza.
La sicurezza stradale è un problema non solo tecnico, infrastrutturale o di tenuta dei materiali, ma soprattutto delle condizioni di chi guida in un complesso scenario sociale, economico e sanitario.
GLI STUDI
Gli studi dimostrano nei numeri che la percentuale di soggetti con storia di “incidenti mancati” o incidenti stradali effettivamente accaduti legati al sonno è marcatamente e significativamente più alta nei pazienti con riferita sonnolenza al volante rispetto a guidatori non assonnati (8,0 vs 1,0% per gli incidenti stradali e 37,8 vs 3,8 % per incidenti mancati).
La soglia oltre la quale il rischio di incidenti e mancati incidenti diventa critico è derivata dalla positività ad un semplice test (scala di Epworth – ESS) il cui valore risulti superiore a 11/24 e in questi soggetti il rischio è 5 volte maggiore rispetto a chi non mostra sonnolenza al test ed ha quindi un punteggio inferiore a 10/24.
IL PARAGONE CON L’ALCOOL
Definita come uno stato intermedio tra la veglia e il sonno, la sonnolenza al volante è stata paragonata agli effetti provocati dall’alcool sulla vigilanza. Guidare dopo una notte insonne equivale a guidare con un tasso di alcol nel sangue di 0,9 grammi/litro, un livello illegale in tutti i paesi dell’Unione Europea (il limite è 0,5).
ECCESSIVA SONNOLENZA DIURNA
Sebbene le apnee notturne siano state recentemente riconosciute (European Respiratory Society – ERS) come un fattore di rischio per gli incidenti stradali, c’è ancora incertezza sull’importanza relativa degli indici di gravità della sindrome sul grado di sonnolenza come fattore di rischio di incidenti.
E data l’elevata eterogeneità delle apnee notturne in termini di presentazione clinica di ogni paziente, di risposta al trattamento ed di esitia medio-lungo termine, appare difficile valutare il rischio di incidente in corso di diagnosi iniziale.
In linea con molti studi, gli uomini sono più a rischio di provare sonnolenza durante la guida, anche tenendo conto dell’età, della distanza percorsa e dei disturbi del sonno.
La sonnolenza al volante è stata associata anche alla giovane età, come purtroppo siamo costretti ad assistere nelle strade.
I professionisti attivi e in particolare i dirigenti e quelli con lavori di livello più elevato, sono più inclini alla guida assonnata rispetto a pensionati o impiegati, probabilmente perché questa categoria di persone è altamente esposta a orari di lavoro prolungati, ansia e sintomi di stress, tutti fattori molto concreti che possono contribuire alla privazione del sonno e quindi alla eccessiva sonnolenza.
I nostri dati mostrano anche che la difficoltà a mantenere il sonno con risvegli notturni o precoci (una delle forme di insonnia), è significativamente correlata alla sonnolenza al volante: tra queste persone, il 4% aveva avuto un incidente legato alla sonnolenza e il 9% si era addormentato al volante nell’ultimo anno.
QUALI CONTROMISURE POSSONO ESSERE ADOTTATE ?
Aggravano la situazione anche i comportamenti dovuti ad inesperienza e ignoranza.
Chi guida è solito ricorrere ad una serie di contromisure per evitare la sonnolenza al volante, quella che poi conduce senza alcun preavviso al colpo di sonno.
Per scongiurare i colpi di sonno si escogitano vari espedienti, purtroppo senza grandi risultati: il 54 per cento dei conducenti si ferma e si accontenta dei classici due passi; il 52 per cento alza il volume della radio; il 47 per cento apre il finestrino e il 45 per cento prende un caffè.
Né serve muoversi mentre si è al volante (il 27 per cento), mangiare caramelle (32 per cento), bere limonata o bevande considerate energetiche (26 per cento), sino ad arrivare al paradosso di chi ritiene (5 per cento) che sia addirittura utile guidare più velocemente per imporsi maggiore attenzione contro la sonnolenza.
In realtà fermarsi in un’area di servizio o di sosta e concedersi un breve sonnellino in auto (30 minuti) è l’unico antidoto per combattere la sonnolenza alla guida in acuto in una situazione occasionale (e non cronica come vedremo dopo) ma ne fa uso solo il 4 per cento degli intervistati.
LA CAFFEINA PUÒ SOSTITUIRE IL SONNO?
Se non si dorme abbastanza la notte, una tazza di caffè o una bevanda energetica sembrano essere di aiuto.
La caffeina migliora la capacità di prestare attenzione nei soggetti privati del sonno, così bene che le loro prestazioni sono simili a quelle delle persone che dormono efficacemente tutta la notte. Tuttavia, la caffeina non riduce gli errori di placekeeping che mostrano i soggetti affetti da eccessiva sonnolenza.
Il placekeeping è un’abilità complessa che implica seguire una serie di passaggi in ordine senza saltarne o ripeterne nessuno. Una sorta di memoria procedurale che viene compromessa dalla mancanza di sonno efficace.
E la guida è una attività molto complessa.
I SONNELLINI POSSONO COMPENSARE IL SONNO PERDUTO?
Naturalmente.
Un pisolino di 30 o 60 minuti appare una contromisura molto efficace per la eccessiva sonnolenza diurna.
Tuttavia, il livello delle prestazioni delle persone con sonnolenza che cercano ogni giorno e sistematicamente di recuperare il sonno perduto con un sonnellino non appare altrettanto efficace rispetto ad una corretta notte di sonno.
Quindi, anche se un breve pisolino può farci sentire meglio, probabilmente non aiuterà alla lunga le prestazioni intellettuali, la vigilanza, l’attenzione, la memoria e il senso critico.
In breve, dormire a sufficienza è essenziale per la mente e il cervello e semplicemente non esiste alcun sostituto del sonno.
IN CONCLUSIONE
La tecnologia mette a disposizione non solo gli strumenti di diagnosi – la polisonnografia – ma anche di cura, con un ampio ventaglio di terapie, tra le quali la CPAP è una delle principali ma non l’unica.
Per ridurre gli incidenti di auto dovuti a colpi di sonno è necessario curare i pazienti colpiti da disturbi del sonno e in particolare quelli affetti da sindrome delle apnee notturne di grado moderato-severo, consentendo loro di avere un sonno davvero ristoratore.
Un trattamento adeguato per i disturbi del sonno come l’apnea ostruttiva notturna nel settore dei trasporti può:
1. Diminuire il tasso di incidenti
2. Ridurre i costi sanitari aziendali
3. Migliorare la qualità della vita dei dipendenti
4. Diminuire il turnover sul lavoro
È il caso, inoltre, di controllare i farmaci assunti: molto spesso si fa uso di medicinali che possono ridurre l’attenzione alla guida, talvolta si assumono quantità “innocenti” di alcool che interagendo tuttavia con i farmaci diventano estremamente significative e pericolose, aggiungendo complicazioni al problema preesistente e che è già di per sé molto grave.
Servono insomma, misure di prevenzione sistematiche, strategiche e coordinate, indirizzate innanzitutto alle categorie professionali per accertare su vasta scala l’esistenza della sindrome delle apnee notturne e predisporre le adeguate cure.
BIBLIOGRAFIA
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