Ansia e distrubi del sonno, Strategie adattive
Francesco Peverini 30.04.2022
Sei mai stato afflitto dall’incapacità di prendere sonno, trascorrendo giorni in una condizione di stanchezza, malessere, disturbi dell’attenzione, insomma immerso in una vera foschia mentale?
Se è così, sei tutt’altro che solo.
Almeno il 20% degli Italiani lamenta di aver sofferto di insonnia ad un certo punto della propria vita. Una inevitabile conseguenza di un mix di fattori tra cui ansia e stress nella popolazione. Oltre 12 milioni di persone hanno problemi di sonno e la metà di esse ricorre a farmaci per dormire.
La mancanza di sonno è ovviamente una fonte di frustrazione e stress che influisce sul lavoro, sulle relazioni, sulla salute e sul benessere mentale dell’individuo. Non solo, ma abbiamo prove crescenti che può provocare anche gravi malattie croniche.
Sonno e disturbi psichiatrici, come ansia o depressione, spesso vanno a braccetto. Chi soffre di un disturbo d’ansia, potrebbe avere difficoltà ad addormentarsi o a rimanere addormentato o subire tanti risvegli notturni. La ricerca suggerisce che l’ansia può influenzare il sonno REM (rapid eye movement). Questa è una particolare fase del sonno in cui si tende ad avere sogni vividi.
Se hai ansia, i sogni possono essere inquietanti o trasformarsi in incubi che ti svegliano.
La maggior parte delle persone conosce fin troppo bene la sensazione di ansia, ma in relazione al riposo notturno può apparire difficile comprendere in che modo questa condizione può determinare disturbi del sonno.
Oltre alla difficoltà di condurre in porto un sonno efficace vi è anche la paradossale “ansia da sonno”, una paura causata dalla prospettiva di andare a dormire, qualunque siano le preoccupazioni che circondano il soggetto, per timore di non avere il controllo sulla realtà circostante. Una condizione di solito peggiora l’altra, quindi può sembrare un ciclo senza fine.
Utile ricordare che i problemi di sonno come l’insonnia tendono ad essere per il 50% biologici (quindi correlati a problemi organici) e per il 50% psicosomatici (appunto ansia, stress, depressione). Una distinzione che ci permette di effettuare diagnosi più precise e terapie più mirate. Infatti l’insonnia potrebbe essere il sintomo di una condizione organica e non il problema principale.
SONNO, NOTIZIE E ANSIA
Sebbene l’ansia sia un meccanismo di sopravvivenza che millenni fa ci avrebbe aiutato a sfuggire ai predatori, ora è spesso fuori luogo. Il sonno interrotto non solo può portare a lunghe notti girando e rigirandosi nel letto, ma nel tempo può accentuare alcuni problemi di salute cronici, come diabete, ipertensione, incidenti cardio-vascolari, strettamente correlati al fatto che il corpo non ha la possibilità di riposare.
Se combinati con l’ansia da notizie, i problemi di sonno possono essere più difficili da risolvere. L’individuo già in lotta con cause biologiche e psicologiche della sua insonnia vede aggiungersi l’ansia innescata da un numero veramente imprevedibile di situazioni.
Dall’impatto devastante dei problemi climatici, alla guerra in Europa, alla continua incertezza sull’ultima variante del Covid-19, alle previsioni di recessione economica … molte cose lasciano molti di noi angosciati, ansiosi, arrabbiati, timorosi, insensibili e in qualche modo impotenti.
Sentirsi sovraccaricati dal verificarsi di eventi così pesanti in tutto il mondo è una risposta umana comprensibile e normale. Il cervello umano è infatti attratto da informazioni preoccupanti perché è programmato per rilevare le minacce, non per ignorarle. Questo può rendere difficile ignorare gli aspetti negativi così come cercare gli aspetti positivi intorno a noi.
Non solo, la guerra è una cosa terrificante da leggere – per non parlare di esserne coinvolti direttamente – ma sta riportando molte persone in un intenso stato di ansia e senso di minaccia esistenziale, già vissuto all’inizio della pandemia e poi durato molto tempo, anche se ovviamente le due situazioni sono completamente diverse.
I pensieri associati a catastrofe sono comprensibili quando pensiamo a qualsiasi tipo di crisi.
Ma il flusso di informazioni sul conflitto e sull’attualità in genere ha avuto e continua a produrre da oltre due anni e mezzo un forte impatto mentale.
Nelle ultime settimane siamo stati letteralmente sommersi da immagini di città bombardate, da terribili, continue e inattese notizie di guerra. Di notte, molti individui restano svegli nel letto sfogliando (o scrollando al telefono) freneticamente le ultime notizie sulla guerra russa in Ucraina.
Molti Europei si sentono intimamente legati al conflitto in Ucraina. Sebbene i problemi dei combattimenti non siano diffusi al di fuori di questo paese, diverse persone nei paesi vicini (e non solo) hanno affermato di preparare piani di emergenza dettagliati per la guerra, per ogni evenienza.
E tanti anche in Italia riferiscono di non poter sfuggire all’incessante copertura mediatica degli avvenimenti.
Le notizie di oggi sono sempre più visibili e scioccanti ed è comune l’inclusione di video per smartphone e clip audio come esempi.
Questi prodotti dei media, facilmente captati e vissuti dagli spettatori, possono essere così intensi e angoscianti da causare sintomi di stress acuto, con problemi di sonno, sbalzi d’umore, comportamenti insolitamente aggressivi o persino situazioni assimilabili a Disturbi post traumatici da stress.
Tra i miei pazienti, alcuni hanno paura di addormentarsi.
La loro ansia può rivelarsi profondamente radicata e persino correlata a traumi generazionali in relazione ai racconti o a vicende vissute nel passato da familiari e amici.
E non aiuta iniziare la giornata guardando il telegiornale.
Tenere il passo con gli ultimi sviluppi della guerra è diventata un’ossessione per molti, che sperano invano che questo li farà sentire più in controllo della situazione.
Più di 7 adulti su 10 (72%) concordano con l’affermazione che i “media fanno esplodere le cose in modo sproporzionato” e più della metà (54%) afferma di voler rimanere informato sulle notizie, ma seguirlo provoca loro stress. I giovani al di sotto dei 30 anni e in particolare i “millennials”, sembrano i più colpiti da questo problema.
Al di là delle considerazioni sulle modalità e le intenzioni con cui le notizie vengono generalmente fornite, argomento che merita una propria ampia e separata discussione, la realtà è che questa “abbuffata” di notizie potrebbe avere l’effetto esattamente opposto a quello di gestire gli eventi.
Le persone con ansia si preoccupano di cose che sono fuori dal loro controllo. E uno dei sintomi più comuni di questa ansia è appunto l’insonnia. C’è un chiaro aumento dell’ansia e dell’insonnia così come della richiesta di aiuto e sonniferi.
Naturalmente, molte persone sono già affette da insonnia o altri disturbi del sonno da anni, ma la combinazione di pandemia, guerra e incertezza economica per più di due anni, le rende ancora più vulnerabili.
Ma esistono alcune contromisure da intraprendere per proteggere almeno in parte la salute mentale, il sonno e ridurre lo spazio dedicato all’ansia.
STRATEGIE ADATTATIVE – COPING
Leggere notizie per capire cosa stia succedendo nel mondo è una parte importante dell’essere un cittadino informato. Ma i titoli delle notizie, intesi ad attirare la nostra attenzione, possono fare di più e incitare alla paura oltre che offrire informazioni. Il flusso continuo di informazioni può talvolta essere travolgente.
Quando scegli un intervallo di tempo per aggiornarti sulle notizie, usa quel tempo per leggere e ascoltare informazioni provenienti da fonti altamente credibili, etiche e obiettive. Se non sei sicuro e ti senti comunque sommerso dalle notizie, fai il punto sull’impatto che tutto ciò sta avendo su di te. È importante essere onesti con se stessi e cercare di capire quale sia la soglia della propria salute mentale.
Quando il mondo intorno a noi cambia velocemente e ci sentiamo fuori dal controllo nella nostra vita quotidiana, possiamo spostare quel desiderio di ordine e stabilità su progetti più piccoli e gestibili, sia a casa che nel lavoro, “frammentando” l’insieme della giornata in situazioni più controllabili. In pandemia abbiamo tutti imparato la cottura del pane o la gestione delle piante del giardino o lo studio di una lingua o ripreso vecchie passioni. Ha aiutato.
E potrebbe restituire maggiore energia nell’affrontare invece i nostri inderogabili doveri quotidiani.
Questo tipo di spostamento dell’attenzione su altri fronti è l’opposto della ricerca regressiva della nostra solita “comfort zone” a tutti i costi. Che produrrebbe facilmente ulteriore ansia in caso di (prevedibile) insuccesso.
Spostare la necessità di controllo su progetti gestibili è una sensazione positiva in questo particolare momento e può essere trasferibile ad altre situazioni portando quella sensazione al lavoro il giorno successivo.
Tutto questo potrebbe tuttavia non alleviare l’insonnia.
Lo spostamento dell’attenzione potrebbe non essere sufficiente a vincere comunque il desiderio di confort. A volte producendo una ricerca di tempo libero nelle prime ore della notte, a discapito di un buon sonno (l’unico a fornirci il più efficace equilibrio).
Ma dobbiamo considerare anche altri elementi.
Spesso le persone con problemi di sonno anche seri – in particolare l’insonnia cronica – non parlano ai loro medici del sonno, incluso il fatto che non pensano che sia un problema medico legittimo, che in fondo non sono individui insicuri e ritengono spesso di dover essere in grado di risolverlo da soli.
Questa errata sensazione di vergogna e inadeguatezza influisce anche sul trattamento del disturbo del sonno.
La maggior parte delle persone non vuole poi che vengano prescritti farmaci per dormire, temendo spesso la dipendenza o gli effetti collaterali e i rischi o il discredito di essere considerati fragili.
Secondo alcuni sondaggi, il 65% dei pazienti che assumono o hanno assunto farmaci per il sonno, disapprova comunque il loro uso, benché risolutivo del problema.
Un gran numero di persone si automedica con trattamenti che non hanno dimostrato di funzionare e che spesso peggiorano i problemi di sonno a lungo termine. Se non addirittura provocare problemi medici.
È sempre più evidente quanto sia necessario aiutare i pazienti a capire meglio che l’insonnia non è una loro colpa ed è invece una condizione degna di cure mediche a causa dei suoi significativi rischi per la salute.
E i medici devono capire meglio come un sonno di scarsa qualità può causare problemi di salute maggiori ai loro pazienti.
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Se sei affetto da insonnia e/o apnee notturne e curi con discontinuità la tua patologia, puoi chiedere una visita con il Prof. Francesco Peverini per affrontare al meglio i tuoi problemi di salute.
Se hai una patologia cardiaca e presenti russamento, sonnolenza durante il giorno o pause del respiro durante il sonno, probabilmente soffri di apnee notturne.
Parlane con il tuo medico o chiama i nostri numeri.
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