Sonno e società 
Imparare a dormire per vivere meglio

Sonno e società 
Imparare a dormire per vivere meglio

A cura del Prof. Francesco Peverini,

Direttore Scientifico della Fondazione per la Ricerca e la Cura dei Disturbi del sonno Onlus

Nei sei lunghi anni del corso di Laurea in Medicina e Chirurgia e nei cinque anni di specializzazione e formazione in Medicina Interna, conclusi più di trenta anni fa, uno degli argomenti più trascurati dai programmi universitari è stato sicuramente il sonno. 

Il primo incarico dopo la Laurea fu quello di Ufficiale Medico e negli anni successivi quello di Medico di un Dipartimento di Emergenza e Accettazione Ospedaliero e poi ancora medico nelle emergenze h24. 

In tutti i casi i turni erano spesso molto lunghi, a volte 18-24 ore. Poi capitava di vedere privatamente alcuni pazienti e spesso continuavo a lavorare fino alla prima serata del giorno successivo, dopodiché tornavo a casa molto stanco e speravo solo di addormentarmi il prima possibile. 

Ma ero molto più giovane. L’etica era quella di non lamentarsi mai. “La gavetta” imponeva sacrifici e sentirsi un po’ meno efficiente di un uomo di acciaio voleva dire non avere la stoffa per affrontare quello che imponeva la professione. Un medico che non rispettasse l’orologio era sicuramente più apprezzato di uno che coltivava la “strana” idea di dormire regolarmente e mangiare in orari appropriati, perfino qualitativamente bene. 

L’importanza del sonno e le sue regole venivano costantemente sottovalutati se non ignorati. 

In facoltà di Medicina, l’argomento veniva trattato sommariamente. Per passione avevo seguito il Corso di Neurologia di due docenti diversi e lo stesso per la Psichiatria. Ma nulla, il sonno era stato analizzato solo per parlare della narcolessia. Il testo di Psichiatria dedicava 7 pagine al sonno e a tutti i suoi risvolti clinici; qualcosa sui percorsi neurali, brevi considerazioni sui neurotrasmettitori, sonno REM e NREM. 

 

L’importanza del debito di sonno, il sonno “perso”, oggi non è più un argomento dimenticato dalla scienza medica. 

Stagisti, turnisti, tutto coloro che permettono alla nostra società di avere servizi 24 ore su 24, sette giorni su sette, lavorano indubbiamente in orari difficili e sono almeno il 20% della popolazione occupata.

I disturbi del sonno non sono rari. Circa 12 milioni di adulti nel nostro paese non ottengono un sonno ristoratore e la metà ha fatto uso di farmaci per dormire. Sul posto di lavoro, la privazione del sonno si traduce in infortuni e in una diminuzione della produttività, che si pensa costi al sistema Italia, solo per le apnee notturne, circa sei miliardi di euro ogni anno (dati del Ministero della Salute). Il venti per cento del totale annuale degli incidenti automobilistici è riconducibile a conducenti stanchi e attribuibile a stanchezza, sonnolenza e distrazione. La mancanza di sonno provoca migliaia di morti e feriti ogni anno.

Questi numeri non sono ovviamente sfuggiti all’attenzione del mondo degli affari e si è sviluppata una fiorente industria del sonno. Le aziende farmaceutiche propongono frequentemente rimedi per un sonno più efficiente e ogni famiglia ha in casa qualcosa che aiuta a dormire meglio. Gli imprenditori hanno ideato un importante numero di stravaganti gadget per favorire il sonno: pigiami intelligenti contenenti un gel di bioceramica che presumibilmente raffredda le emissioni di calore del corpo con emissione di infrarossi per favorire un sonno più lungo, più profondo e ristoratore; sensori di respiro posizionati sul torace che attraverso un’App sincronizzano la respirazione con la musica per aiutare a ridurre l’ansia; suoni neuroacustici rilassanti raccolti negli auricolari e commercializzati come onde cerebrali che attivano il senso del tempo; cuscini intelligenti programmati per registrare la qualità del riposo della notte precedente e quindi offrire suggerimenti sui miglioramenti, sempre tramite App. E poi coperte che conferiscono la sensazione di essere fasciati; occhiali che mirano a impostare il tuo ritmo circadiano facendo brillare la luce a varie lunghezze d’onda e materassi che si modellano sul corpo. 

Dormire, bene, è spesso un nuovo status symbol, segno di prosperità e controllo in un mondo frenetico. 

E, come a confermare che la scienza del sonno è un campo importante, persino trendy, il Premio Nobel per la Medicina del 2017 è andato a tre ricercatori che hanno decifrato i geni responsabili della regolazione dei nostri ritmi circadiani. 

Tuttavia, anche se possiamo saperne di più, il sonno rimane uno dei fenomeni più enigmatici della nostra vita quotidiana. Perché tutte le forme di vita, dalle piante agli insetti e alle creature marine, agli anfibi e agli uccelli e quindi ai mammiferi, hanno bisogno di riposo e sonno? E di conseguenza, quali sono i motivi fisici e psicologici che ci portano a non dormire e quindi a vivere male? E come si può recuperare la giusta alternanza sonno-veglia?

Diversi studi hanno sottolineato la componente genetica dell’insonnia che si aggiunge al già noto ruolo della depressione e dell’ansia, così come più complessa del semplice ostacolo anatomico si è rivelata l’origine delle apnee ostruttive. Parliamo di patologie che colpiscono molti milioni di italiani.

Nel corso degli ultimi 25 anni ho curato migliaia di pazienti con problemi di sonno. Questa esperienza clinica è riportata nel mio libro “E’ facile dormire se sai come farlo” (Ed. Rizzoli, 2016), un racconto accessibile a tutti di ciò che è noto e di ciò che è ancora meno conosciuto sul sonno e i suoi disturbi, indico alcune soluzioni ai diversi problemi e sottolineo l’inefficacia e i rischi legati ai rimedi “fai da te“. 

Fortunatamente, le opinioni del mondo medico sul sonno sono cambiate. Sia pur lentamente, molti medici hanno iniziato a guardare con maggiore interesse ai problemi del sonno. 

C’è un campo della Medicina dedicato alla biologia del sonno e auspico che la presto Medicina del Sonno diventi un vero programma di formazione per tutti i medici. In altre parole un insegnamento strutturato di Medicina del sonno nelle Università Italiane. 

Non si tratta di istituire una specializzazione, ma di formare i medici a una materia complessa le cui competenze trasversali abbracciano molte discipline e interessano molti apparati. E’ necessaria quindi la creazione nelle nostre istituzioni di una organizzazione interdisciplinare di Medicina del sonno.

In media trascorriamo addormentati circa il 30% della nostra vita e approssimativamente, il 20% degli italiani soffre di un disturbo del sonno. Ne sono stati identificati oltre 90 tipi ma non è ancora accettata l’idea di rivolgersi ad un medico per discuterne. E non è un dato sempre imputabile al paziente. 

Nelle loro molteplici forme, i disturbi del sonno – in primis apnee notturne, incubi, insonnia, sonnambulismo – colpiscono con sempre maggior frequenza la vita di giovani e adulti e anche se spesso tendiamo a sottovalutarne gli effetti, la mancanza di sonno non solo è causa di irritabilità, scarsa produttività e deficit di memoria, ma favorisce anche problemi come aumento del peso corporeo, ipertensione e patologie neurologiche e cardiovascolari. Una sola ora e mezza di riduzione del sonno notturno, anche per una sola notte, può comportare una diminuzione della vigilanza diurna del 32%.

È inevitabile ricordare come oggi il 16% degli adulti dorma abitualmente meno di 6 ore a notte, il 24% raggiunga a stento le 7 ore, il 31% le 8 ore e finalmente il 26% riposi per 8 o più ore. Mentre più del 60% dei ragazzi di età compresa tra i 17 e 24 anni è stato definito “poor-quality sleeper” ovvero dormitore di scarsa qualità, con conseguenti problemi fisici e psicologici, mentre è stato ampiamente dimostrato che un sonno adeguato ha effetti positivi sull’apprendimento, la memoria, l’attenzione e l’autocontrollo.

Nel libro vengono affrontati anche alcuni temi molto attuali come i colpi di sonno al volante causati dalla sonnolenza diurna, la Sindrome delle apnee ostruttive in sonno (OSAS), il sonnambulismo (ha una prevalenza nella popolazione stimata tra l’1% e il 15%), il Social jet lag, la narcolessia, l’insonnia e la sexsomnia. Quest’ultimo è un disturbo del sonno simile al sonnambulismo, in cui un individuo che dorme inizia un’attività sessuale da solo o con un partner. Una prudente stima su circa 800 pazienti ha rilevato che il 7,6% aveva risposto in modo affermativo alla domanda se avessero mai iniziato l’attività sessuale con un partner durante il sonno, ma la maggior parte di loro non ne aveva mai discusso con un medico.