Russamento e apnee sono fenomeni respiratori di una certa complessità e di diverso tipo ed il secondo problema è molto spesso intrinsecamente legato al primo.
Se il russamento è dovuto a una ostruzione si può valutare l’entità della chiusura delle vie aeree e, in ordine crescente di ostruzione, si osserveranno i seguenti fenomeni:

a. Russamento semplice senza fenomeni respiratori
b. Russamento con aumentata resistenza delle alte vie respiratorie e microrisvegli non coscienti (UARS)
c. Ipopnee (ostruzione del 50% circa del flusso aereo)
d. Apnee (ostruzione quasi completa – più del 90% – del flusso aereo)

Se a determinare l’apnea non è una ostruzione, si avranno apnee o ipopnee definite centrali, in quanto a essere alterato è il meccanismo che controlla la respirazione (che si definisce drive respiratorio).

Iniziamo dal russamento, che nel caso di ostruzione respiratoria notturna costituisce il primo elemento diagnostico e il primo sintomo a insorgere. Buona parte dei russatori cronici tende ad andare in apnea.
Il russamento è provocato dal passaggio dell’aria attraverso la gola; la vibrazione di alcune strutture anatomiche come il palato molle (quello da cui si forma l’ugola), la parte posteriore della lingua e talora l’epiglottide (la membrana cartilaginea che chiude agli alimenti le vie respiratorie), determina il fastidioso suono che tutti ben conoscono.
Questa vibrazione è favorita a sua volta dall’indebolimento dei muscoli che formano il tratto respiratorio della gola, che non riescono a mantenersi correttamente contratti e a sostenere efficientemente aperta la via respiratoria.

Ne nasce un rumore intenso, vibratorio, che risuona nelle cavità del naso e della gola (può sembrare, infatti, che si generi nel naso) e che risulta talvolta assordante e notevolmente fastidioso per chi vive con il “colpevole”, così da lasciare poco spazio alle trattative.
Il russatore è costretto molto spesso a lasciare il proprio letto per allontanarsi il più possibile dal proprio partner, andando a “fare rumore” in salotto o peggio ancora in una cameretta in fondo alla casa, umiliato per fatti che frequentemente neppure avverte, e con l’idea che solo con il suo trasferimento può restituire l’agognato riposo ai familiari.
Moltissimi ritengono che l’ostruzione nasale sia la diretta responsabile del russamento e non pochi si sono sottoposti ad accertamenti e ad apposite procedure chirurgiche a livello del naso nel tentativo di risolvere il problema sonoro notturno.
Il naso svolge indubbiamente un ruolo molto importante nell’ingresso dell’aria nell’organismo ed è indirettamente coinvolto nei meccanismi del russamento e del soffocamento notturno.
Un individuo con il naso cronicamente ostruito (per molteplici cause) è costretto a far transitare l’aria che vuole dirigere ai polmoni attraverso un passaggio non adeguato; si trova così nella condizione non più fisiologica di dover aspirare l’aria con maggiore energia e questa situazione può generare una pressione negativa sulle strutture della gola, avvicinandole tra loro e facendole vibrare rumorosamente.

Tipologie di russamento

Russare è sempre espressione di sofferenza respiratoria, anche se nei casi in cui non è possibile dimostrare eventi patologici si tenta di tranquillizzare il paziente definendo il fenomeno come russamento “benigno”.
A questa categoria preferisco associare il concetto di fattore tempo: un russamento occasionale può essere sperimentato da ognuno di noi nel corso della vita. Qualora la situazione dovesse durare settimane o più, ci troveremmo di fronte a un disturbo respiratorio durante il sonno.

Quali elementi possono favorire il russamento?

Primo tra tutti l’obesità, in particolare se si associa a deposito di tessuto adiposo a livello del collo. In secondo luogo la rinite infiammatoria; questa riduce lo spazio all’interno del naso e ostacola il passaggio dell’aria che, correndo più velocemente, potrebbe far vibrare il palato creando rumore.
Bere alcol la sera può rilassare i muscoli della gola e provocare russamento, così come alcuni farmaci per l’ansia o il fumo.

Perché si russa?

Per far comprendere ai miei pazienti questo meccanismo di chiusura delle vie aeree provocato dall’ostruzione nasale, mi servo spesso di una breve storia. Faccio loro immaginare di avere molta sete (con il caldo l’esempio riesce sicuramente meglio) e di trovarsi in un bar a chiedere una bevanda dissetante, che viene servita loro con una cannuccia particolare: rigida alle due estremità, morbida e flessibile al centro.
Se per la sete decidessero di aspirare con molta energia la sospirata bevanda, questa troverebbe grande difficoltà a salire a causa del cedimento della parte intermedia della cannuccia deformabile. Se invece bevessero più tranquillamente la bibita tanto desiderata, il tratto più cedevole non collasserebbe e l’aspettativa di dissetarsi non verrebbe disattesa. Diversamente dal respiro, in questo caso si può bere dal bicchiere; ma l’esempio funziona, e i pazienti che lo ascoltano apprendono in pochi minuti un fondamentale concetto fisiopatologico, ancor più utile
a chi presenta un problema di apnee.

È pericoloso russare?

Sì. E non parliamo dell’effetto del rumore sulla serenità di una coppia, che pure è un elemento di non trascurabile disagio, sia per il russatore sia per il compagno di letto (il russamento è la prima causa medica di separazione), ma degli effetti sulla salute.
I russatori tendono ad avere un sonno irregolare, la pressione arteriosa più alta e in conclusione un maggiore rischio cardiovascolare, rispetto ai non russatori.
In alcuni soggetti russatori, il problema è associato a quello del reflusso gastro-esofageo: i vapori di acido che risalgono dallo stomaco fino alla gola potrebbero favorire un aumento di densità della saliva e un più facile contatto tra il palato e le pareti della gola.
Infine, i familiari o i compagni di letto del soggetto russatore potrebbero avere seri problemi a mantenere il sonno e soffrire loro di scarsa qualità del riposo notturno.

Cosa fare?

Ovviamente la prima cosa da fare di fronte a un caso di russamento è assicurarsi che non nasconda un fenomeno ben più grave del rumore, rappresentato dalla sindrome delle apnee notturne.
Chi soffre di russamento, infatti, dovrebbe sempre chiedere al proprio medico di riconoscere se questa sgradevole predisposizione ad avere un respiro rumoroso notturno, evidentemente non del tutto efficiente, costituisca non tanto una semplice circostanza occasionale che genera fastidi di tipo acustico, quanto un problema di ordine clinico: è necessario, infatti, approfondirne lo studio per meglio comprenderne la gravità e le possibili conseguenze collegate.

La diagnosi

La polisonnografia è in grado di fornire chiare informazioni in merito.
Rilevando l’entità e la gravità del russamento, questo esame strumentale permette di verificare se l’anomalia si presenta in tutte le posizioni assunte durante il sonno (o se, per esempio, è prevalente nella posizione supina) e di controllare se si associa a una riduzione della quantità di ossigeno circolante o ad alterazioni del ritmo cardiaco.
Inoltre, la polisonnografia aiuta a individuare se vi sono risvegli non coscienti associati al russare, in grado questi ultimi di causare una inaspettata stanchezza anche in assenza di vere apnee.
In questo particolare caso parliamo della sindrome da aumentata resistenza delle alte vie respiratorie o UARS (Upper Airways Resistance Syndrome), che classifica tra i russatori i soggetti che, pur non andando in apnea, subiscono l’effetto di molti risvegli non coscienti e presentano una serie di sintomi (vedi la scheda successiva) che dovrebbe far riflettere i loro familiari e indurli ad accompagnare i propri cari presso un Centro del sonno.

Attraverso l’immagine è facile comprendere dove si genera il rumore di russamento.

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