Se non riusciamo a dormire o al risveglio ci sentiamo insoddisfatti del nostro riposo e questo si manifesta con una certa continuità, siamo probabilmente colpiti da una qualche forma di insonnia. L’insonnia è la difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, anche se abbiamo tutte le opportunità per farlo.

Tutti abbiamo provato un episodio di insonnia acuta o transitoria, in relazione a varie circostanze della vita (prima di un esame o dopo aver ricevuto notizie stressanti o per amore) e queste forme si risolvono per lo più da sole.
L’insonnia è intermittente se le situazioni che alterano il sonno si ripetono ciclicamente.
Infine si definisce insonnia cronica, il disturbo del sonno che compare per almeno tre notti a settimana, per tre mesi.
L’insonnia di cui dobbiamo occuparci è ovviamente quella cronica, che può avere molte cause: cambiamenti ambientali, propensione a non dormire, lavoro a turni, alcune patologie ed infine l’uso di diversi farmaci.
Le persone con insonnia tendono ad avere difficoltà ad addormentarsi (insonnia di esordio) o a mantenere il sonno (insonnia detta anche centrale) oppure possono svegliarsi troppo presto al mattino (insonnia terminale).
Oltre il 20% della popolazione italiana deve fronteggiare il problema almeno una volta al mese e spesso ha bisogno di una terapia, mentre 4 milioni di persone circa ne soffrono cronicamente ed assumono per tale ragione una rilevante quantità di farmaci.

La durata del sonno medio nella popolazione generale, è diminuita progressivamente negli ultimi decenni. Due adolescenti su tre dormono meno del dovuto e i bambini hanno perso in media un’ora e mezza circa di sonno da vent’anni a questa parte.
Molta parte di questa perdita di sonno può essere definita una insonnia “autoindotta” da stili di vita in linea con i tempi, che tuttavia, alla luce dei risultati evidenti a tutti, si sono rivelati totalmente inadatti ad una crescita rispettosa della salute dei ragazzi e del loro bisogno di apprendimento e rendimento scolastico in età evolutiva.
Nell’adulto, il problema si manifesta più frequentemente per una serie di ragioni che potremmo definire “organiche”, quindi patologie psichiatriche o condizioni mediche come le alterazioni ormonali, le cardiopatie, le patologie respiratorie, quelle gastro-intestinali, i dolori artrosici, l’ansia, la depressione o l’ampio capitolo delle malattie oncologiche. Anche una situazione naturale come la gravidanza può compromettere il sonno.
Ragioni ambientali, invece, sono rappresentate da una cattiva igiene del sonno e alcune abitudini che portano a dormire costantemente meno del necessario, oltre all’uso di sostanze specifiche come alcol e alcuni farmaci, dormire poco e male per motivi ricreativi, l’uso a letto di schermi retro-illuminati come tablet e telefonini.
Credere di poter facilmente fare a meno del sonno per le più svariate ragioni, comprimere (in)consapevolmente il tempo ad esso dedicato, trascurare volutamente gli effetti personali e sociali che queste scelte determinano, producono una generale privazione cronica di sonno e la sempre maggiore frequenza di insonnia.

 

Bibliografia: “L’insonnia in età evolutiva”. O. Bruni, M. Angriman.
 Medico e bambino, n.4 2015

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