Gli esempi di come nuove e allo stesso tempo sfavorevoli consuetudini di vita possano portare ad una insonnia cronicizzata sono moltissimi; tra questi i nuovi stili di vita, totalmente indifferenti al ritmo giorno-notte – come la necessità per alcune aziende di rendere i servizi disponibili 24 ore al giorno per 7 giorni la settimana – e il considerevole apporto dello stress da lavoro.
Alcuni esempi: proseguire l’attività anche a casa la sera, a volte favorisce la sensazione di aver fatto e poter fare di più; il lavoro a turni, che prevede orari irregolari o periodi fissi ma variabili ogni giorno, danneggia il ritmo sonno-veglia; infermieri, medici, operai di alcune fabbriche, controllori di volo e tutti coloro che rendono vivibili le nostre città con servizi essenziali che non vengano interrotti la sera, la notte e nei giorni festivi hanno il sonno compromesso dal mancato rispetto del ritmo giorno-notte.
Orari non usuali possono confondere il fisiologico ritmo sonno-veglia, soprattutto se si è costretti a dormire durante il giorno o riposare appena possibile quando i turni variano di giorno in giorno. In questo caso la carenza di sonno e lo stress provocano un esordio acuto di insonnia che facilmente si trasforma in un problema cronico. Pensieri del tipo “io non dormo mai” oppure “finirò di lavorare domani mattina ma tanto so che non riuscirò a riposare” diventano in poco tempo idee fisse in relazione al coricarsi.
Alcune aziende cercano oggi di aiutare i propri dipendenti a migliorare le proprie condizioni di salute e quindi di lavoro: smettere di fumare, mangiare sano, ottenere una forma fisica migliore, gestire al meglio le proprie finanze.
Troppo poche, invece, le imprese che inseriscono nei loro programmi di tutela del lavoro il rispetto del sonno dei loro dipendenti o collaboratori.
Una crescente consapevolezza dei pericoli della privazione del sonno sulla salute in generale e sui costi aziendali in termini di produttività e di assicurazione per incidenti sul lavoro, ha prodotto all’estero i primi programmi di salute digitale per combattere l’insonnia, con diari del sonno online e video-relax nei momenti di pausa. Le ricerche, infatti, hanno mostrato come la sola insonnia determini una perdita netta di 11 giorni di lavoro ogni anno, che negli U.S.A. vale 66 miliardi di dollari.
Ma lo stress da lavoro supera l’interesse (già di per se rilevante) del singolo individuo e coinvolge l’intera organizzazione aziendale: è sempre più frequente osservare l’impiego di un ridotto numero di dipendenti per ottenere gli stessi risultati e questo è uno dei motivi che porta le persone ad ottenere meno ore disponibili per il sonno. Siamo anche abituati a vedere figure dirigenziali che incoraggiano con disinvoltura orari di lavoro più lunghi, senza rispetto per i pasti e le pause necessarie, in base al presupposto che ciò possa determinare una maggiore produttività o comunque creare le premesse di un giudizio generale di maggiore efficienza.
Nulla di più inopportuno.
Una perdita di sonno relativamente limitata, infatti, valutata in un’ora e mezza per notte, conduce ad una serie di cambiamenti comportamentali e cognitivi che causano una diminuzione della vigilanza diurna del 32%.
Diciassette ore di veglia prolungata (per esempio una lunga giornata di lavoro) sono in grado di provocare variazioni dei livelli di attenzione equivalenti a quelli che si hanno dopo aver bevuto a digiuno due bicchieri di vino.
Se la veglia diventa eccessiva, ad esempio per un lungo volo, allora l’individuo agirà come se avesse assunto quattro bicchieri di vino, con potenziali modificazioni nel parlare, nell’attività motoria, nei livelli di aggressività ed impulsività, nella memoria, nei processi decisionali e nell’applicarsi alla soluzione di problemi complessi.
La stessa capacità di leadership è sensibile a perdite di sonno relativamente piccole e il disagio si manifesta con difficoltà a comprendere contesti in rapida evoluzione e immaginare soluzioni innovative; il poco sonno compromette anche la valutazione del rischio e la capacità di comunicazione ed infine altera i processi decisionali basati su idee complesse e creative.
Nei soggetti sottoposti ad uno stress eccessivo da lunghi orari di lavoro, le situazioni che si osservano più frequentemente riguardano l’aumento di casi di malattia o di assenteismo, le infrazioni disciplinari, una marcata conflittualità tra colleghi, l’aumento di infortuni, di incidenti mancati e di comportamenti a rischio.